di Alessio Giancristofaro
LARINO (CB) – Il Lanciano che aveva convinto negli ultimi 180 minuti di campionato a Larino semplicemente non si vede. Al suo posto c’è una squadra lenta, prevedibile, poco aggressiva e quasi mai pericolosa. Il Termoli vince 2-0 senza dover confezionare l’impresa: gli basta avere più fame, più ordine e soprattutto più idee.
Ed è proprio questo l’aspetto che pesa maggiormente nella domenica rossonera. Non tanto la sconfitta, perché perdere fa parte del percorso di qualsiasi squadra, quanto il modo in cui arriva. Il Lanciano non dà quasi mai la sensazione di poter cambiare l’inerzia della gara. Nemmeno quando, nella ripresa, il Termoli abbassa vistosamente ritmo e baricentro.
Si gioca sul sintetico di Larino, a porte chiuse. Fuori dal rettangolo verde una sparuta rappresentanza di sostenitori molisani si fa comunque sentire dietro uno striscione eloquente: “Ora basta... rivogliamo il Cannarsa”.
Dentro il campo, invece, il Termoli manda immediatamente un messaggio molto più semplice: vuole la partita più del Lanciano.
La squadra di Esposito è corta, aggressiva e compatta. I reparti si muovono insieme e la coppia offensiva lavora bene sulle distanze, accorciando e allungando la squadra a seconda dello sviluppo dell’azione. I rossoneri faticano invece a trovare ritmo, profondità e linee di passaggio.
Pierantoni deve rinunciare a Santirocco, fermato da uno stiramento al bicipite femorale, e a Palmucci, ma non cambia sostanzialmente l’assetto.
Il Termoli fa subito capire le proprie intenzioni. Al 2’ Colabella mette al centro per Brocci, lasciato troppo libero, che non riesce però a trovare l’impatto giusto con il pallone.
Il Lanciano prova a rispondere al 7’ con Braccia, ma Kyeremateng arriva in ritardo sul cross. Un minuto dopo è lo stesso attaccante a cercare la conclusione: Vandelli blocca senza problemi.
Sono soltanto segnali. Il Termoli continua a spingere, soprattutto sulla corsia destra, e al 14’ trova il vantaggio. Cross teso al centro, Campanile controlla in area e in girata trova l’angolo più lontano. Pirini non può nulla.
Il Lanciano avrebbe immediatamente la possibilità di rimettere in equilibrio la partita. Al 17’ D’Eramo mette un ottimo pallone in mezzo, Barlafante arriva sottoporta ma schiaccia troppo la conclusione e manda fuori di poco.
Sarà, alla fine, l’occasione più nitida dei frentani nell’intera partita.
Perché al 23’ il Termoli colpisce ancora. Remy vede il movimento di Calemme e verticalizza immediatamente. L’attaccante parte sul filo del fuorigioco, si presenta davanti a Pirini e non sbaglia. Due a zero.
Due gol che sono due colpi durissimi per un Lanciano che non riesce a reagire.
Un minuto più tardi Barlafante cade in area, ma il direttore di gara non soltanto lascia proseguire: ammonisce l’esterno rossonero per simulazione.
Il Termoli continua invece ad arrivare con facilità dalle parti di Pirini. Al 37’ Calemme sfiora il tris con una girata sulla quale il portiere rossonero riesce a salvarsi in corner. Sugli sviluppi del calcio d’angolo i molisani centrano anche il palo.
E al 40’ piove sul bagnato. Ferrante cade male e accusa un problema alla spalla che lo costringe a lasciare il terreno di gioco.
Nella ripresa cambia il ritmo, non la sostanza.
Il Termoli arretra, gestisce il doppio vantaggio e lascia maggiore iniziativa agli avversari. Il Lanciano ha più pallone tra i piedi, ma non significa avere più partita.
Il possesso è sterile. Mancano le accelerazioni, manca la profondità, mancano gli inserimenti e soprattutto manca la capacità di creare superiorità negli ultimi trenta metri.
Pierantoni cerca di scuotere la squadra con Pinzi e Salerno, ma l’inerzia non cambia.
Vandelli vive un secondo tempo quasi da spettatore. Al contrario è ancora il Termoli ad avere le situazioni più interessanti: al 25’ Croce raccoglie una respinta di pugni di Pirini e calcia di controbalzo sopra la traversa. Al 39’ Vandelli deve soltanto smanacciare un pallone insidioso del Lanciano. Poi, al 43’, Calemme cerca ancora la porta, ma questa volta la conclusione è centrale e Pirini blocca.
Finisce 2-0. Senza appelli.
Il Termoli porta a casa tre punti perché interpreta meglio la partita, soprattutto nella prima frazione. Più aggressività, maggiore compattezza, più concretezza.
Il Lanciano, invece, fa troppo poco.
E se dopo le ultime due vittorie si era parlato di crescita, identità e certezze ritrovate, Larino impone una riflessione altrettanto netta. Perdere può succedere. Ma attraversare novanta minuti senza riuscire quasi mai a fare male all’avversario è un altro discorso.
Una sconfitta non cancella quanto di buono costruito finora. Ma nemmeno le due vittorie precedenti possono nascondere quanto non ha funzionato in Molise.
Da martedì si riparte. Necessariamente.
Perché il campionato è lungo, ma il Lanciano visto a Larino non può essere quello che vuole diventare.
IL FILM DELLA GARA
14’ pt – 1-0 TERMOLI
Affondo sulla destra, pallone al centro e Campanile in girata trova l’angolo lontano.
17’ pt – L’OCCASIONE
Cross di D’Eramo, Barlafante arriva sottoporta ma schiaccia troppo: palla fuori di poco.23’ pt – 2-0 TERMOLI
Remy verticalizza per Calemme che parte sul filo del fuorigioco e batte Pirini.
37’ pt – TERMOLI VICINO AL TRIS
Pirini salva su Calemme, poi sul corner successivo i molisani colpiscono il palo.
40’ pt – FERRANTE KO
Brutta caduta sulla spalla per il rossonero, costretto ad abbandonare il campo.
LA CHIAVE
Il dato che racconta meglio la partita non è il possesso palla del Lanciano, ma ciò che i rossoneri riescono a produrre con quel possesso: praticamente nulla. Il Termoli concede campo nella ripresa, ma non occasioni. Il Lanciano muove il pallone senza riuscire ad accelerare e senza trovare uomini tra le linee. Una superiorità territoriale soltanto apparente, che non mette mai realmente in discussione il 2-0.
IL GIUDIZIO
Due vittorie avevano mostrato un Lanciano capace di giocare, costruire e coinvolgere più uomini nella fase offensiva. A Larino tuttor questo scompare. Nessun dramma, ma neppure alibi: se questa squadra vuole stare nella parte importante del campionato, giornate così devono diventare un’eccezione.
