di Alessio Giancristofaro
LANCIANO – A Larino si era persa una partita, non una stagione. Eppure, dopo la brutta prova contro il Termoli, qualche malumore aveva già cominciato a serpeggiare. Legittimo, sia chiaro. Perché una prestazione insufficiente va criticata, senza sconti. Ma tra una critica fondata e un processo sommario c'è una differenza che nel calcio, troppo spesso, si dimentica.
Il 3-1 al Montecchio Gallo non cancella Termoli. Ma tre vittorie nelle ultime quattro gare non sono nemmeno un dettaglio da archiviare. Soprattutto se si considera che Pierantoni ha dovuto reinventare la squadra: fuori Santirocco, Di Filippo e Ferrante, Palmucci disponibile soltanto per uno spezzone. Non proprio una situazione ideale. Eppure, il Lanciano ha trovato risposte, uomini e soluzioni. Le assenze pesano quando si perde, ma non possono diventare invisibili quando si vince.
La copertina, stavolta, spetta a Pirini. Non ai marcatori, ma al giovane portiere rossonero. Ancora incerto in qualche uscita e nei rinvii, ma sempre più convincente tra i pali. Sul 2-0 ha impedito al Montecchio Gallo di riaprire la partita. Interventi pesanti, non ordinaria amministrazione. Pirini sta crescendo e rappresenta un investimento tecnico da accompagnare con lavoro e fiducia. Perché i giovani non si valorizzano a parole, salvo poi pretendere che non sbaglino mai.
De Giosa ha mostrato personalità, Pinzi ha risposto con un gol, Barlafante ha finalmente trovato la rete al Biondi. Anche dalla panchina sono arrivate risposte. E quando Cristiano Verna detta i tempi, il Lanciano dimostra di avere un'identità di gioco. Ancora intermittente, certo. Ma riconoscibile.
Poi c'è Pierantoni, che nel dopogara è tornato sulle critiche seguite alla sconfitta di Termoli. A Larino aveva le sue responsabilità, al Biondi ha avuto i suoi meriti. Non si può attribuirgli ogni colpa e considerare scontate le scelte azzeccate. Ma nemmeno una vittoria può trasformarsi in un'assoluzione. La fiducia non è un assegno in bianco. Se gli errori diventano sistematici, se le prestazioni non migliorano, le critiche sono sacrosante. Anzi, necessarie. Il punto è distinguere i limiti strutturali dagli inciampi di percorso..jpg)
Perché il Lanciano ha ancora molto da correggere. La continuità manca, alcune disattenzioni difensive resistono e la gestione dei momenti delicati deve migliorare. Ma questa squadra gioca, reagisce, trova alternative. E soprattutto lascia intravedere una crescita che sarebbe miope ignorare.
Il Lanciano non ha bisogno di indulgenza. Ha bisogno di essere valutato per quello che mostra, nel bene e nel male. Senza sconti, ma anche senza sentenze confezionate sul penultimo risultato.
A Larino non era tutto da buttare. Al Biondi non è diventato tutto perfetto. La differenza tra analizzare il calcio e limitarsi a commentarne il risultato sta tutta qui.
