È la Val di Sangro il vero motore dell'automotive italiano. Nei primi nove mesi del 2026, mentre il gruppo Stellantis tenta di risalire la china dopo il collasso dell'anno precedente, lo stabilimento di Atessa si conferma la spina dorsale della produzione nazionale, garantendo da solo quasi il 40% dell'intero output dell'azienda in Italia.
I dati diffusi dalla Fim-Cisl parlano chiaro: con 133.800 veicoli commerciali sfornati da inizio anno e un balzo del +17,3%, la fabbrica abruzzese ha azzerato l'uso degli ammortizzatori sociali, tornando a pieno regime. Un risultato straordinario che consacra il sito frentano come la realtà industriale più solida e redditizia del gruppo nel Paese. Complessivamente, Stellantis chiude il terzo trimestre con 340.745 veicoli prodotti in Italia tra auto e furgoni, segnando un +28,3% rispetto al 2025. Se il comparto autovetture cresce del 36,7% grazie al recupero di Mirafiori (+151,1%) e Melfi (+77,2%), a fare da drammatico contraltare all'exploit di Atessa è il tracollo dello stabilimento di Cassino, che sprofonda a -37,1% perdendo oltre un terzo della produzione. A fine 2026 la produzione nazionale dovrebbe attestarsi attorno alle 450mila unità complessive. Un'inversione di tendenza concreta, precisa il segretario generale Fim-Cisl Ferdinando Uliano, che tuttavia lascia l'Italia ancora ben lontana dal traguardo del milione di veicoli concordato con il Governo ai tavoli ministeriali.
