Avrebbe trasformato una struttura nata per favorire il recupero e il reinserimento sociale di detenuti ed ex detenuti in un sistema basato su richieste di denaro, lavoro sfruttato e irregolarità documentali. Con queste accuse un 63enne di Vasto, responsabile di una comunità di rieducazione sociale destinata a persone ammesse a misure alternative alla detenzione, è stato arrestato dai Carabinieri in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip.
L’operazione è stata condotta nella mattinata del 6 agosto dai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Vasto, insieme al personale del Nucleo Ispettorato del Lavoro Carabinieri di Chieti, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Vasto. L’uomo è gravemente indiziato, a vario titolo, dei reati di tentata concussione continuata, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro in concorso, falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale e da privato.
Secondo l’ipotesi accusatoria, il 63enne, tra luglio 2024 e maggio 2025, avrebbe tentato di imporre a un ospite destinato ad accedere alla struttura, sulla base di un provvedimento dell’autorità giudiziaria, il pagamento di una somma di denaro come condizione per poter soggiornare nella comunità. In un altro episodio contestato dagli investigatori, avrebbe ricevuto denaro da una persona già sottoposta agli arresti domiciliari in cambio dell’accoglienza nella struttura.
Ma l’inchiesta avrebbe fatto emergere anche un presunto sfruttamento lavorativo. L’uomo, insieme a due dipendenti di una cooperativa sociale molisana – indagati a piede libero – avrebbe coinvolto 18 ospiti della comunità in attività lavorative con compensi ritenuti incongrui rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto. Cinque ex detenuti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati invece impiegati in lavori pesanti senza alcuna retribuzione, mentre la cooperativa avrebbe percepito pagamenti dai committenti.
Tale attività sarebbe stata presentata come una condizione necessaria per poter continuare a permanere all’interno della struttura. Nel fascicolo investigativo sono finite anche presunte falsificazioni relative alla formazione e alla sicurezza sul lavoro. L’indagato avrebbe creato, in concorso con un consulente del lavoro, false attestazioni di frequenza a corsi formativi destinati ai lavoratori della cooperativa e, insieme a un medico del lavoro, avrebbe attestato falsamente l’idoneità di alcuni dipendenti allo svolgimento di specifiche mansioni.
Contestata inoltre la violazione delle norme sulla sicurezza in un cantiere pubblico di Vasto: secondo gli inquirenti sarebbero mancate alcune misure obbligatorie, tra cui il documento di valutazione dei rischi. Al termine delle formalità di rito, l’arrestato è stato trasferito nella Casa circondariale di Vasto, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’inchiesta prosegue per chiarire ogni aspetto della vicenda e le eventuali responsabilità degli altri soggetti coinvolti. Come previsto dalla legge, l’indagato è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva.
