Vasta ed imponente operazione della Polizia di Stato dalle prime luci dell’alba di oggi, martedì 3 novembre 2026, a Sulmona, in diversi centri della Valle Peligna ed in varie province del territorio nazionale.
Gli agenti hanno dato esecuzione a 20 misure cautelari disposte dal GIP del Tribunale dell’Aquila su formale richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. L’articolata attività investigativa è stata condotta sul campo dalla Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) dell’Aquila. Per garantire la capillare riuscita del blitz sono stati impiegati circa 100 operatori della Polizia di Stato, affiancati dal supporto specializzato delle unità cinofile. Le accuse a vario titolo delineate dagli inquirenti tratteggiano un'organizzazione capillare e violenta: si va dal traffico di sostanze stupefacenti alle estorsioni, passando per danneggiamenti seguiti da incendi, detenzione illegale di armi ed esplosivi, riciclaggio e intestazione fittizia di beni, il tutto con la pesante aggravante del metodo mafioso. I dettagli operativi ed i contorni definitivi dell'indagine verranno illustrati ufficialmente nel corso della conferenza stampa fissata per le ore 10:30 presso la Questura dell’Aquila, alla presenza del Procuratore Distrettuale.
L'aggiornamento
Un'organizzazione criminale strutturata, capace di imporre il proprio controllo sul territorio attraverso la violenza, le intimidazioni e la forza economica del traffico di droga. È lo scenario emerso dall'operazione "Metamorfosi", condotta dalla Polizia di Stato e scattata alle prime luci dell'alba tra Sulmona, la Valle Peligna e diverse province italiane. Venti le misure cautelari eseguite su disposizione del GIP del Tribunale dell'Aquila, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Nel blitz sono stati impegnati circa 100 operatori della Polizia di Stato, con il supporto delle unità cinofile. I provvedimenti hanno interessato le province dell'Aquila, Teramo, Bologna, Foggia e Napoli. Al centro dell'inchiesta, avviata nel 2024 dalla Sezione investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) dell'Aquila, un presunto sodalizio criminale che avrebbe introdotto metodi e dinamiche di stampo mafioso in un territorio considerato tradizionalmente estraneo a questo tipo di infiltrazioni. Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo sarebbe nato dall'alleanza tra un uomo già condannato per associazione mafiosa, appartenente alla criminalità organizzata siciliana, e un'organizzazione locale attiva da anni nello spaccio in Valle Peligna. Una volta scontata la pena, l'uomo si sarebbe trasferito a Sulmona, contribuendo alla nascita di un nuovo sodalizio autonomo, organizzato secondo una precisa gerarchia e con ruoli definiti. Il monopolio della cocaina e un giro d'affari da 200mila euro al mese L'obiettivo sarebbe stato il controllo pressoché totale del mercato della cocaina a Sulmona e nei comuni della Valle Peligna. Un'attività capace di generare, secondo le stime investigative, un volume d'affari compreso tra 180 e 200mila euro al mese. Per assicurarsi gli approvvigionamenti, il gruppo avrebbe stretto accordi con un narcotrafficante albanese e con un esponente del clan camorristico che controlla lo spaccio nella zona di Secondigliano, a Napoli. Un'organizzazione strutturata come una vera e propria impresa criminale, con incarichi specifici per la custodia e la distribuzione degli stupefacenti, la gestione delle piazze di spaccio e la suddivisione dei guadagni.
Ma il controllo del mercato non si sarebbe basato soltanto sulla capacità economica. A imporre il potere del gruppo sarebbero state soprattutto le intimidazioni e la violenza. Estorsioni, aggressioni, minacce armate e attentati incendiari sarebbero stati gli strumenti utilizzati per piegare pusher, clienti morosi e gruppi criminali concorrenti. Nel mirino anche esponenti di spicco delle organizzazioni rivali, contro i quali sarebbero stati messi a segno attentati incendiari. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, danneggiamento seguito da incendio, detenzione di armi ed esplosivi, riciclaggio, autoriciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, con l'aggravante del metodo mafioso. L'inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica dell'Aquila, punta a ricostruire l'attività di un'organizzazione che, secondo l'ipotesi accusatoria, avrebbe trasformato la Valle Peligna in un territorio di controllo criminale, replicando schemi e modalità tipiche delle organizzazioni mafiose. Un quadro investigativo che accende i riflettori sulla penetrazione della criminalità organizzata nell'entroterra abruzzese e sulla capacità dei sodalizi mafiosi di radicarsi anche in territori lontani dai tradizionali centri di potere.
Miriana Lanetta
