Mercoledì 29 Gennaio 2020

Cronaca

Operazione antidroga del Commissariato di Polizia di Lanciano "Numero Uno"

05/12/2019 - Redazione AbruzzoinVideo

10 ordinanze di misura cautelare, 19 indagati e il sequestro di oltre 100 g di cocaina purissima al 96%. Questi sono solo alcuni numeri dell'operazione della Polizia che ha disarticolato un sodalizio criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti.

Il Commissariato di Polizia di Lanciano, coadiuvato dal personale della squadra mobile di Chieti, del reparto prevenzione crimine dell'Unità cinofila di Pescara, hanno dato esecuzione a 10 ordinanze di misura cautelare emesse dal gip Massimo Canosa su richiesta del sostituto procuratore Francesco Carusi della locale procura, per il reato previsto dall'articolo 73 DPR n.309/90, di spaccio di sostanze stupefacenti.
La complessa attività di polizia giudiziaria, ha consentito di disarticolare un sodalizio criminale dedito alla produzione detenzione trasformazione spaccio di sostanze stupefacenti e psicotrope del tipo cocaina, crack, hashish e marijuana, ed ha visto il coinvolgimento di 19 indagati maggiorenni e di un minorenne deferito alla Procura della Repubblica dei Minori dell'Aquila.
Al termine dell'indagine, durata un anno, è risultato che tutti gli indiziati hanno concorso, seppur con apporti diverse differenti gradi di responsabilità, all'attività di spaccio di stupefacenti.
L'entità del contributo è stato valutato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lanciano in occasione dell'emissione dei provvedimenti cautelari che hanno interessato: Gabriele Iacovella 24 anni, Gasperino Trivilini 39 anni, Nazario Pio Boscarino 21 anni, Giuseppe De Benedetto 52 anni e Andrea Pierini 40 anni, colpiti dai provvedimenti degli arresti domiciliari.
Il giudice ha emesso un provvedimento di obbligo di dimora presso comune di residenza a carico di Camillo Musa 38 anni. Sono stati sottoposti alla misura dell'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria, invece, gli indagati: Federico Di Nenno 23 anni, Giuseppe D'Urso 40 anni, Emmanuel Willie Rubel Toribio 25 anni.
Il leader dell'organizzazione criminale, Federico Irollo, aveva stabilito il centro di coordinamento, direzione e di smistamento dell'attività illecito all'interno della dimora dove l'uomo sconta va la misura degli arresti domiciliari, dalla quale, con la collaborazione di Ciro Iengo, organizzava il traffico di sostanze stupefacenti. Attraverso i collegamenti diretti con la Campania, l'uomo approvvigionava la cocaina, la trasformava in crack e ne organizzava lo spaccio sul territorio frentano e nell'hinterland.
Gli indagati sono stati gia arrestati nel dicembre 2018 e condannati in primo grado con giudizio immediato ad oltre 6 anni di reclusione e decine di migliaia di euro di multa, tuttora sono ristretti presso il carcere di Lanciano. La peculiarità dell'attività illecita è stata quella di introdurre sul mercato locale direttamente la cocaina cotta, c.d. crack, una novità per questo territorio sia per la tipologia della sostanza che per l'ottima qualità nonché per la metodologia di preparazione che avveniva utilizzando degli eccipienti quali l'ammoniaca, il bicarbonato e la mannite, prerogativa e caratteristica delle organizzazioni criminali di stampo camorristico.
Dopo l'arresto di Irollo e Iengo, allo scopo di eludere i controlli di Polizia, la base delle attività connesse allo spaccio di stupefacenti è stata trasferita all'interno di alcune dimore dei diversi sodali dove proseguivano le attività di trasformazione della cocaina in crack, il confezionamento, spaccio e consumo dello stupefacente.
Nel corso dell'attività di indagine, sono state documentate oltre 200 cessioni di sostanze stupefacenti attraverso una serie di riscontri effettuati con attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento che hanno consentito il sequestro di oltre 100 grammi di cocaina purissima (96%), 130 grammi di hashish e 8 piante di canapa indiana del peso di circa 200 grammi, pronta per essere immessa sul mercato.
L'operazione, denominata "Numero Uno" prende il nome dalla modalità con la quale, due dei principali indagati, erano soliti definirsi pubblicamente sul profilo Facebook ed anche nel corso di alcune conversazioni telefoniche, dove si vantavano di essere i "numero uno" ostentando in maniera spavalda la propria bravura nell'attività di spaccio di sostanze stupefacenti.

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