Domenica 14 Giugno 2026

Sanità

“Quando la cura si confronta con la violenza”: successo a Chieti per il convegno sulla sicurezza in sanità

13/05/2026 - Redazione AbruzzoinVideo

Esperti e istituzioni si sono riuniti all’Università "G. D'Annunzio" per analizzare il fenomeno delle aggressioni e definire nuove strategie di prevenzione e tutela per i professionisti della salute.

In occasione della Giornata dell'Infermiere, l’Università d’Annunzio ha ospitato un vertice tra esperti, forze dell’ordine e direttori sanitari per analizzare il boom di aggressioni in Abruzzo e proporre nuove tutele.

Non più eroi, ma spesso bersagli. A pochi anni dalla fine dell'emergenza pandemica, il personale sanitario si ritrova oggi ad affrontare una nuova piaga: quella della violenza fisica e verbale negli ospedali. È questo il tema centrale del convegno “Quando la cura si confronta con la violenza: riconoscere, prevenire, agire”, tenutosi ieri presso l’Auditorium del Rettorato dell’Università "G. d’Annunzio".

L'evento ha riunito le principali autorità regionali e sanitarie per trasformare la celebrazione della Giornata Internazionale dell'Infermiere in un momento di azione concreta.

Il Prof. Giancarlo Cicolini, Presidente del Corso di Studi in Infermieristica, ha aperto i lavori sottolineando come il fenomeno sia diventato trasversale, richiedendo un contributo corale da parte di istituzioni e società civile per invertire un trend preoccupante sia a livello nazionale che regionale.

Nicoletta Verì, Assessore Regionale alla Salute, ha fornito dati allarmanti: "Nel 2025 in Abruzzo abbiamo registrato oltre 199 aggressioni. È un numero che impone una riflessione profonda; stiamo lavorando su protocolli di sicurezza e formazione specifica in ogni azienda sanitaria per tutelare i nostri operatori."

I vertici delle ASL locali hanno delineato le contromisure già in atto. Il Direttore Generale della ASL Lanciano Vasto Chieti ha confermato l'installazione di barriere fisiche e il potenziamento della vigilanza nei pronto soccorso, ribadendo però che la vera sfida è culturale: l’operatore deve tornare a essere percepito come colui che cura, non come qualcuno da cui difendersi. Sulla stessa linea il Direttore Generale della ASL Pescara, che ha insistito sulla necessità di misure stabili come pulsantiere d’emergenza nei reparti a rischio (psichiatria e 118) e corsi di "de-escalation" per gestire i conflitti verbalmente.

Un dato particolarmente critico è emerso dall'intervento di Lorenzo Silli, dirigente delle professioni sanitarie della ASL Pescara: "Esiste un sottobosco di segnalazioni invisibili che oscilla tra il 65% e il 75%. Molti operatori non denunciano per abitudine o timore; il nostro compito è far emergere questi episodi per proteggere i dipendenti anche fuori dalle strutture."

Sul fronte della legalità, il Ten. Col. Antonio di Mauro (Carabinieri di Chieti) ha ricordato che la normativa è oggi più severa: la violenza sui sanitari è una fattispecie di reato specifica che consente l'arresto in flagranza differita. Tuttavia, la repressione da sola non basta.

La Professoressa Federica De Felice ha analizzato il problema sotto il profilo filosofico, parlando di una "frattura della relazione" tra paziente e medico che va sanata ridando umanità alla società.
Un concetto ripreso dal Prof. Francesco Cipollone, Direttore della Clinica Medica, che ha espresso amarezza per come i sanitari siano passati dall'essere considerati "eroi" a "capri espiatori" di processi biologici naturali e inelutabili.

In chiusura, la Professoressa Valentina Simonetti ha presentato i risultati di una ricerca universitaria che documenta il devastante impatto psicologico che queste aggressioni hanno sugli infermieri, confermando che la violenza non ferisce solo il corpo, ma mina la tenuta stessa del sistema sanitario.

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