di Alessio Giancristofaro
C’è una linea sottile che unisce Salerno a Sulmona. Non è solo una traiettoria geografica. È una storia che cambia scenario, ma non cambia cuore. Nel 2016 erano le luci dell’Arechi, il rumore pieno, la Serie B che sembrava casa. Poi, senza fare rumore, tutto ha iniziato a cambiare. Non un crollo, ma una lenta trasformazione. Passaggi, svolte, ripartenze. Volti nuovi, strade diverse, identità che si sono cercate più volte. Dieci anni in cui il calcio a Lanciano ha attraversato tutto, senza mai smettere davvero di esistere. E mentre tutto cambiava, c’è stato anche un momento che ha fermato il tempo:
il centenario del Lanciano. Un secolo di storia celebrato nel pieno della tempesta, quasi a ricordare che certe radici non si toccano. Perché l’amore, quello, non è mai cambiato. Dentro questa storia c’è anche un pomeriggio qualsiasi a Fresagrandinaria. Un campo piccolo, uno 0-0 da testa-coda, di quelli che non restano nei risultati ma restano dentro. Eppure, proprio lì, si è visto tutto. Nel terzo tempo, nelle voci che si mescolano, negli sguardi che si riconoscono anche senza bisogno di parole. Nell’accoglienza sincera di una comunità che ha capito cosa rappresenta quella maglia. A fare gli onori di casa anche Lino Giangiacomo, oggi sindaco, ma già protagonista della ripartenza nel 2018 da presidente. Una presenza che sa di continuità, di legame vero tra territorio e calcio. Di rispetto. È in momenti così che si capisce cosa è rimasto davvero. Perché se qualcosa si è perso lungo la strada, qualcosa si è fatto ancora più forte. La tifoseria si è ritrovata. Si è stretta. Si è riconosciuta. Per anni, almeno fino a un paio di stagioni fa, è rimasta più contenuta nei numeri. Ma proprio in quella fase ha costruito la sua forza: presenza, sacrificio, appartenenza. Oggi qualcosa è tornato a crescere. Ma quella base, quella più autentica, non è mai mancata. Sono rimasti quelli che non avevano bisogno della Serie B per esserci. Quelli che hanno continuato a cantare anche quando non c’era più niente da celebrare. Quelli che hanno trasformato ogni trasferta in un gesto d’amore. Lanciano appartiene alle notti illuminate. Ma quello che vive oggi è qualcosa di ancora più profondo. Da Salerno a Sulmona, passando per Fresagrandinaria, il percorso può sembrare una discesa. In realtà è una rinascita silenziosa. Perché quando restano solo il viaggio, la maglia e chi la porta dentro, il calcio smette di essere categoria e torna ad essere casa. E in quella casa, fragile e bellissima, Lanciano continua a battere.
