Un atto di accusa durissimo, che fotografa una gestione della Provincia di Chieti improntata, secondo la denuncia, all'occupazione sistematica del potere a uso e consumo personale e del partito di appartenenza. A sollevare il caso i Consiglieri Provinciali del Gruppo "La Provincia che vogliamo", composto da Massimiliano Berghella, Claudio Carretta, Luca Conti, Catia di Fabio e Lizio Di Renzo, che in una nota puntano il dito senza mezzi termini contro il presidente Francesco Menna e quello che definiscono, con amara ironia, il suo personale pacchetto di "best practice": il “metodo Menna”.
«C’è un limite oltre il quale l’azione politica smette di essere servizio pubblico e si trasforma in una spregiudicata operazione di gestione del potere – dichiarano –. Quel limite, nella Provincia di Chieti, sembra essere stato ampiamente superato».
Al centro della critica c'è innanzitutto la natura stessa della ricandidatura di Menna, definita "a termine" e tarata esclusivamente sulla scadenza del suo mandato da sindaco a Vasto. Una presidenza blindata per un solo anno che, secondo gli esponenti de gruppo consiliare La Provincia che Vogliamo, ha costretto Menna a una vera e propria "campagna acquisti" per raggruppare una maggioranza utile a garantirgli una navigazione tranquilla, riducendo l'Ente a un trampolino di lancio con il timer incorporato.
Risolta la sopravvivenza a breve termine, la gestione si sarebbe spostata sulla "geometrica e scientifica" distribuzione di poltrone, incarichi e uffici di staff per il riciclo dei "trombati" dalle urne. Nella nota i consiglieri provinciali citano esempi precisi: il posizionamento dell'ex deputato Camillo D’Alessandro alla guida della OPS (la società in house che si occupa di servizi energetici e ambientali) e la chiamata diretta nello staff di presidenza per l'ex assessore comunale di Lanciano, Davide Caporale. «Poltrone e ruoli che sanno più di compensazione politica che di reale e fresco rinnovamento amministrativo», incalzano i consiglieri.
L'affondo più recente riguarda un provvedimento amministrativo delle ultime ore, che apre alla copertura di due posti da istruttore amministrativo a tempo parziale e indeterminato, tramite lo scorrimento della graduatoria dello scorso dicembre 2025. Dalla determina provinciale emerge che i soggetti individuati sono Francesco Marchetti, già candidato in una lista a sostegno di Giovanni Legnini, e Simone Lembo, attuale segretario cittadino del Partito Democratico di Vasto, la città guidata proprio da Menna.
«Una coincidenza che sinceramente comincia ad essere difficile persino da commentare – sottolineano ancora – e che tra gli aspiranti che hanno partecipato a quel concorso ha sollevato enormi interrogativi di opportunità». Pur non mettendo in dubbio la legittimità formale e amministrativa delle procedure concorsuali, i consigliere provinciali ricordano che in politica la forma è sostanza: «Quando i confini tra il ruolo di amministratore e quello di aspirante dipendente dello stesso Ente si fanno così sottili, il rischio di minare la percezione di terzietà e imparzialità della Provincia diventa concreto».
Secondo gli esponenti della minoranza, non si tratta affatto di un episodio isolato, ma dell'ennesimo tassello di una lunga serie di concorsi e assunzioni finite sistematicamente nell'orbita del Partito Democratico, che negli ultimi anni hanno riguardato amministratori, candidati e persino parenti di esponenti politici della stessa area.
Da qui la provocazione del gruppo consiliare alla Provincia di Chieti: «Una domanda è inevitabile: possibile che ogni graduatoria finisca sempre nella stessa direzione politica? Possibile che il merito, la casualità e la normale alternanza producano sempre gli stessi risultati? Il vero tema oggi è la credibilità delle istituzioni. Quando i cittadini vedono che i nomi emersi sono sempre collegati allo stesso partito, la fiducia inevitabilmente crolla. Il PD continua a parlare di meritocrazia e trasparenza, ma i fatti raccontano di una Provincia trasformata in un luogo di occupazione politica».
M.L.
