Mercoledì 18 Febbraio 2026

Politica

Insulti sessisti contro Meloni, Sigismondi, Liris e Testa (FdI) alzano la voce: “Questo non è dissenso, è odio”

06/01/2026 - Redazione AbruzzoinVideo
Insulti sessisti contro Meloni, Sigismondi, Liris e Testa (FdI) alzano la voce: “Questo non è dissenso, è odio”

Post choc riconducibile alla sinistra aquilana, i parlamentari di Fratelli d’Italia: “Non è dissenso ma odio misogino. La democrazia si difende condannando il linguaggio dell’odio”

Non è satira, non è critica politica e non è nemmeno dissenso: è odio puro, condito da volgarità e sessismo. E questa volta Fratelli d’Italia non fa sconti. I parlamentari abruzzesi Etelwardo Sigismondi, Guido Liris e Guerino Testa condannano duramente il post comparso su una pagina Facebook riconducibile – anche dal nome – ad ambienti della sinistra aquilana, che prende di mira il presidente del Consiglio Giorgia Meloni con attacchi volgari, misogini e offensivi.

Un linguaggio definito “vile e denigrante”, che nulla ha a che fare con il confronto democratico e che rappresenta, secondo i tre esponenti di FdI, l’ennesima dimostrazione di un clima d’odio sistematicamente alimentato da certa sinistra, incapace di reggere il piano del confronto politico e pronta a scivolare nell’aggressione personale. “Non si tratta di dissenso politico – sottolineano – ma di una preoccupante deriva che punta alla delegittimazione dell’avversario attraverso insulti, volgarità e sessismo”. Parole nette, senza giri di campo. Perché la critica, anche la più aspra, può essere legittima solo se resta ancorata ai contenuti. Quando invece si trasforma in un attacco personale, soprattutto con connotazioni misogine, diventa una forma di violenza verbale che avvelena il dibattito pubblico e calpesta i principi basilari della democrazia.

Da qui la solidarietà piena a Giorgia Meloni, non solo in quanto presidente del Consiglio, ma come donna bersagliata per il ruolo che ricopre e per le idee che rappresenta. “Nessuna donna e nessuna persona deve essere colpita da attacchi sessisti o misogini, per nessuna ragione”, ribadiscono Sigismondi, Liris e Testa. L’appello finale è diretto a tutte le forze politiche, senza ambiguità né ipocrisie: prendere le distanze da questo linguaggio e da queste pratiche. Perché la democrazia non si difende a parole, ma anche – e soprattutto – condannando l’odio sempre e riportando il confronto politico sul terreno che gli compete: quello delle idee, non degli insulti.

M.L.

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