Lunedì 10 Agosto 2020

Politica

Coronavirus, Menna, Pupillo e Tiberini: approssimazione pressapochismo da parte di Asl e Regione

05/05/2020 - Redazione AbruzzoinVideo
Coronavirus, Menna, Pupillo e Tiberini: approssimazione pressapochismo da parte di Asl e Regione

I sindaci di Vasto,Lanciano e Casoli continuano a puntare il dito contro l'operato dei due enti nella gestione dell'emergenza Covid-19

La riunione del comitato ristretto dei sindaci della ASL Lanciano Vasto Chieti si è svolta ieri pomeriggio per via telematica alla presenza dell’assessore Verì e del dg D’Amario, convocata dal presidente Di Primio su sollecitazione del sindaco di Casoli Massimo Tiberini dopo un tentativo precedente andato a vuoto, alla presenza del Sindaco di Lanciano Mario Pupillo e del sindaco di Vasto Francesco Menna. L’argomento della riunione è stata la valutazione della pandemia Covid nella ASL Lanciano Vasto Chieti ed in particolare la problematica del ritardo dei tamponi per individuare il Covid 19. Dopo una breve introduzione del Sindaco di Primio sulla situazione attuale della pandemia, in cui è stato sottolineato l’impegno degli operatori della sanità, il sindaco di Casoli Massimo Tiberini ha segnalato "la necessità di avere un rapporto continuo con la ASL e la Regione per essere informati tempestivamente sui dati dei tamponi e sulle direttive sanitarie regionali, comunicazione che in queste settimane è mancata. Inoltre ha chiesto spiegazioni sulla opportunità di eseguire test sierologici alla popolazione." Si legge in una nota congiunta.

 

Il sindaco di Lanciano ha segnalato le disfunzioni della valutazione dei tamponi e del rammarico di non aver ricevuto risposta dalla Regione in merito ai quesiti richiesti con lettera inviata il 16 aprile. Pupillo ha rimarcato che “La situazione si trascina da diverse settimana con attese che raggiungono e superano i quindici giorni, disfunzione segnalata pubblicamente da molti sindaci che ricevono spesso richieste di sollecito da parte dei cittadini in attesa del responso. La lentezza nella risposta, genera ritardo nell’inquadramento clinico dei pazienti, ritardo nell’inizio delle terapie antivirali ed espone al pericolo di contagio parenti e conviventi e può influire nel decorso ed esito della malattia. Inoltre a questo inaccettabile ritardo, si associa una comunicazione ed una tracciabilità del paziente Covid positivo assolutamente carente.”

 

I sindaci Menna,Pupillo e Tiberini hanno sottolineato in particolare che non vengono informati se il paziente Covid positivo è a casa o se è ricoverato; non sanno se eventualmente in quale ospedale è ricoverato; non si segnala il nome del loro medico curante; non viene segnalato, qualora ricoverato, se è stato dimesso e non viene comunicato il decesso. In altri termini la tracciabilità del paziente non esiste. Solo da un paio di giorni viene segnalato, con una certa irregolarità, che il paziente è stato dimesso. "Questa mancanza di notizie determina per i sindaci problemi di ordine sanitario e organizzativo. - si legge nella nota - Infatti i sindaci sono obbligati ad attivare procedura di raccolta dei rifiuti urbani che sono esclusive per i pazienti Covid positivi e quindi un percorso per il contenimento del rischio per gli operatori delle società che gestiscono la raccolta dei rifiuti. A queste domande l’assessore Verì ha imputato le difficoltà al fatto che la ASL di Chieti è molto estesa e articolata; ma soprattutto che il ritardo è stato generato in quanto la Asl di Chieti ha classificato i campioni con codici identificativi diversi dalle tre altre ASL e questo ha determinato l’impossibilità dei tamponi di essere accettati dalla piattaforma del laboratorio di Pescara. Ci appare stupefacente - dicono i sindaci - che si siano potuti classificare campioni con codici diversi da quelli applicati dal laboratorio di riferimento che avrebbe dovuto processare i tamponi. Questo inghippo avrebbe prodotto accumulo dei tamponi con nuova ricodifica e quindi ritardo nelle risposte. Ma chi ha generato questo banale ma grave difetto di procedura? Inoltre non sono stati chiariti i criteri che hanno dato l’assegnazione di un colore, come in pronto soccorso, all'urgenza di processare i tamponi. Allora ci chiediamo (come nel caso di un cittadino di Lanciano) se un paziente ottantenne con neoplasia, febbrile e sintomatico, ha dovuto attendere 16 giorni per avere il tampone (positivo), un sessantenne senza complicazioni quando dovrà attendere? Un mese? Insomma nessun criterio chiaro per creare una sorta di “lista di attesa”. - continua la nota - Magari sarebbe stato utile dare precedenza ai lavoratori della sanità ma non ci risulta che infermieri e medici abbiano avuto risposte rapide, tanto è vero che l’ospedale Renzetti di Lanciano da ospedale No Covid si è trasformato in ospedale Covid, con 4 reparti chiusi per contagio del personale e dei pazienti. Inoltre l’assessore ha dichiarato, sempre per giustificare i ritardi che i tamponi negativi non sono stati comunicati (!!!) e che alcuni sono stati “congelati”. Non comunicare i tamponi negativi? Speriamo di aver capito male. “Congelati”? Forse dal laboratorio di Pescara per essere riclassificati? Quindi i pazienti della nostra Asl hanno subito un ritardo per negligenza di qualcuno? Il dr D’Amario da parte sua ha espresso perplessità sulla appropriatezza dei tamponi effettuati e quindi addossando la responsabilità a chi ha fatto i prelievi. In pratica i tamponi sarebbero stati effettuati senza criteri oggettivi dagli operatori (del 118?). Addirittura li ha chiamati tamponi “antistress” per calmare i pazienti: dichiarazione che sa più di scarica barile che di evidenza scientifica tradizionalmente sempre espressa dal dg D’Amario. Chi avrebbe dovuto elaborare, informare e formare l’operatore sull’appropriatezza del prelievo? E cosa c’entra con il ritardo dell’esito dei tamponi, anche ammettendo che fossero “antistress”? Chi decide se fare o meno il tampone? E perché diversi tamponi sono andati persi? Il dg D'Amario ha poi espresso la volontà di fare dell'ospedale di Vasto il Covid hospital della Provincia di Chieti. Il sindaco di Vasto - continua la nota - ha espresso la sua ferma opposizione in quanto la struttura non permette di diversificare i percorsi e la separazione delle metodiche destinate a paziente no Covid e Covid; inoltre non è pensabile conferire una funzione ad un ospedale senza prevederne un adeguato rafforzamento dell'organico medico e infermieristico. Ha sottolineato inoltre la carenza di dispositivi di protezione individuale per i lavoratori della sanità che ha causato problemi e disagi. Ha ribadito la carenza di comunicazione da parte della Regione e Asl dei pazienti Covid, di quelli in quarantena, tutte situazioni che non agevolano il compito di un sindaco. Esprimiamo forte delusione e rammarico per la mancanza di chiarezza per le risposte approssimative che ci confermano una gestione pressappochistica di cui la Regione e la Asl dovranno rispondere ai cittadini attraverso l’assessore Verì e il direttore generale Schael. - continuano i tre sindaci della provincia di chieti - La delusione è forte e purtroppo conferma quanto si poteva immaginare: grossolanità, mancanza di organizzazione e di governance della ASL e Regione che ha generato sofferenze, preoccupazioni, ritardi di inquadramento e di ricovero e tanto altro. Ci conforta solo il grande lavoro svolto dai medici, infermieri e personale sanitario nei nostri ospedali e sul territorio che, anche in carenza di dispositivi, come sottolineato da tutti, hanno lavorato alacremente, con passione, senza risparmio di energie."Concludono Menna, Pupillo e Tiberini.

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