Chieti diventa per due giorni la capitale italiana del confronto sulle terapie psichedeliche. Il 6 e 7 marzo 2026, all’Auditorium CAST dell’Università “G. d’Annunzio”, si accende un dibattito che intreccia scienza, diritto alla salute, ordine pubblico e responsabilità politica.
A promuovere l’iniziativa è l’Associazione Luca Coscioni insieme all’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, alla Sapienza Università di Roma e all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. Un confronto che mette attorno allo stesso tavolo istituzioni regolatorie, clinici e ricercatori internazionali. Tra i relatori figurano Robert Giovanni Nisticò, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Giovanni Martinotti, che guida la prima sperimentazione italiana con psilocibina, Rick Doblin, fondatore della Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies (MAPS), e David Erritzoe dell’Imperial College London, oltre a rappresentanti dell’European Medicines Agency e di istituzioni europee. Dalla controcultura alla clinica Negli anni ’60 e ’70 le molecole psichedeliche erano già oggetto di sperimentazione, prima che le convenzioni ONU ne bloccassero l’utilizzo. Oggi la scienza riapre quel capitolo con protocolli rigorosi e controllati.
La sperimentazione abruzzese conferma che la normativa italiana consente percorsi clinici per la depressione resistente, un disturbo che colpisce circa una persona su sei e per il quale le opzioni farmacologiche innovative restano limitate. La prima sperimentazione clinica con psilocibina è partita presso la ASL2 Abruzzo. Gli studi internazionali alimentano l’interesse: trial di fase 2 sulla psilocibina pubblicati sul New England Journal of Medicine mostrano miglioramenti significativi nella depressione resistente.
La società Compass Pathways ha annunciato risultati positivi di fase 3 su 581 pazienti. Un trial randomizzato pubblicato su JAMA su 104 adulti con disturbo depressivo maggiore ha evidenziato un effetto antidepressivo rapido e sostenuto fino a sei settimane, senza eventi avversi gravi. Anche il DMT entra nel radar scientifico: uno studio di fase IIa pubblicato su Nature Medicine nel 2026 ha riportato una riduzione significativa dei punteggi MADRS a due settimane rispetto al placebo, con effetti collaterali lievi o moderati e nessun evento grave.
Il punto chiave, ribadiscono i ricercatori, è che non si tratta di un farmaco tradizionale da assumere e basta. I protocolli prevedono preparazione psicologica, accompagnamento psicoterapeutico e integrazione dell’esperienza. Il setting terapeutico — musica, ambiente controllato, presenza costante di terapeuti — è parte integrante del trattamento, come già avviene negli Stati Uniti e nel Regno Unito.
Il quadro normativo globale è disomogeneo: accesso eccezionale in Canada e Australia, licenze speciali in Svizzera, modello statale in Oregon. In Europa il progetto PsyPal, finanziato da Horizon Europe nel 2024 con 6,5 milioni di euro, sostiene studi multicentrici sulla psilocibina. Repubblica Ceca e Germania hanno avviato strumenti per l’uso compassionevole.
In Italia, però, strumenti giuridici esistono già: il decreto ministeriale 7 settembre 2017 e la legge 38/2010 su cure palliative e terapia del dolore consentono l’accesso anticipato a trattamenti sperimentali per pazienti senza alternative terapeutiche. Parallelamente, l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato un appello al Governo, sottoscritto da oltre 170 esperti e già firmato da 18mila cittadini, chiedendo l’inclusione degli psichedelici tra le terapie prescrivibili nelle cure palliative, l’accesso compassionevole, un progetto pilota con il Ministero della Difesa per il trattamento del PTSD nei militari e un tavolo istituzionale di confronto.
