
Cambia il mese, cambia la cornice, ma non muta lo spirito: l’edizione 2025 del Premio “Frentano d’Oro” ha rotto gli schemi senza tradirli, abbracciando la novità con l’entusiasmo tipico dell’uomo che ne è stato protagonista. Per la prima volta a luglio e per la prima volta fuori dal Teatro Fenaroli, la cerimonia si è svolta sabato 5 luglio al Polo Museale Santo Spirito di Lanciano, gremito di gente e di emozione.
Il riconoscimento, promosso dall’Associazione culturale Frentano d’Oro presieduta da Stefano Graziani, è andato a Fabio Luciani, scienziato brillante, oggi professore ordinario a Sydney, le cui radici affondano con forza nella sua città natale. Un premio che si conferma anno dopo anno non solo prestigioso, ma anche capace di riaccendere il senso di appartenenza, senza mai cadere nel banale patriottismo di maniera.

A condurre la serata, come sempre, la voce autorevole e familiare del giornalista Mario Giancristofaro, che ha orchestrato con eleganza gli interventi di ospiti e relatori. Tra questi, il professor Giorgio Turchetti, relatore della tesi di Luciani e docente emerito dell’Università di Bologna, la professoressa Rachele Ciccocioppo, luminare della gastroenterologia, la docente di italiano del Liceo Scientifico Rita Crisanti, e le autorità locali, dal sindaco Filippo Paolini all’assessore Danilo Ranieri, fino al presidente Stefano Graziani.
Il ritratto che ne è emerso è quello di un uomo instancabilmente curioso, definito da La Repubblica “lo scienziato ribelle” e soprannominato “cavallo pazzo” da un suo professore universitario. Caratteristiche che, lungi dall’essere etichette, raccontano l’inquietudine feconda di chi non si accontenta, di chi osa, di chi sceglie di esplorare territori nuovi invece di percorrere strade già tracciate. Nella motivazione letta dal Comitato Direttivo, Luciani è paragonato a un moderno Ulisse, spinto dal desiderio di conoscenza più che dalla sete di gloria.

Un uomo capace di spaziare dalla fisica all’immunologia, passando per la matematica e la biologia computazionale, senza perdere mai il filo rosso della meraviglia. Un ribelle gentile, con il cuore ancorato alla sua Itaca chiamata Lanciano, che porta dentro come una bussola affettiva e culturale. Sul palco ha ricevuto l’ambitissimo “Uomo Vitruviano”, scultura simbolo del Premio, direttamente dalle mani di Vilma Campitelli, flautista e Frentano d’Oro 2024. E con la semplicità dei grandi, Luciani ha voluto ricordare cosa lo guida da sempre: “Bisogna andare avanti con passione in ogni cosa che si fa. Porsi delle domande è fondamentale: il ‘perché’ è il motore di tutto. È quello che insegno ai miei figli e ai miei studenti”.

E infine, un augurio che ha il sapore di una piccola rivoluzione personale: “Vorrei che questo premio aiutasse le persone a trovare la propria strada. A scegliere ciò che le rende felici. A non accontentarsi.” Perché è lì che nasce la vera eccellenza: nel coraggio di fare ciò che si ama, restando curiosi, liberi e un po’ ribelli.
M.L.
