Si è svolta a Lanciano la cerimonia provinciale per il 209° anniversario della fondazione della Polizia Penitenziaria, un momento solenne e partecipato che ha acceso i riflettori su un Corpo essenziale per il sistema giustizia, ma ancora troppo spesso dimenticato.
Alla presenza del prefetto di Chieti Silvana D’Agostino, delle autorità civili, militari e religiose – tra cui l’arcivescovo Emidio Cipollone e il sindaco Filippo Paolini – la celebrazione ha riunito il personale delle tre strutture penitenziarie del territorio: le case circondariali di Lanciano e Chieti e la casa lavoro di Vasto.

Alla partecipata cerimonia hanno preso parte le forze dell'ordine e rappresentanti delle Associazioni Combattentistiche e D'Arma, non ha voluto mancare la Garante Regionale dei Detenuti Monia Scalera.

Dall’omaggio ai Caduti in piazza Plebiscito, al picchetto d'onore al prefetto di Chieti fino alla cerimonia nella ex Casa di conversazione, il messaggio è stato chiaro: dietro le mura degli istituti si consuma ogni giorno un lavoro silenzioso, fatto di disciplina, equilibrio e grande umanità. A sottolinearlo, negli interventi, il comandante del reparto di Lanciano Gino Di Nella e la direttrice della Casa circondariale Frentana, Daniela Moi, che hanno richiamato il valore profondo di una divisa che rappresenta lo Stato nei contesti più delicati. Ma accanto all’orgoglio, emerge con forza una criticità ormai cronica: la carenza di organico e il sovraffollamento.

A Lanciano, a fronte di 163 unità previste, sono in servizio solo 137 agenti, chiamati a gestire circa 270 detenuti, molti dei quali appartenenti ai circuiti di alta sicurezza. Una situazione che si ripete, con numeri diversi ma stessa sostanza, anche a Vasto, dove a fronte di 99 unità previste ne sono in servizio 79 e Chieti, dove su 90 unità sono in servizio 86 agenti. il personale è costretto a operare in condizioni di pressione costante ma nonostante tutto, l’attività degli uomini e delle donne della Polizia Penitenziaria in provincia di Chieti resta intensa e continua.


I dati illustrati parlano di centinaia di perquisizioni, denunce, traduzioni e attività investigative portate avanti nel corso dell’ultimo anno, con picchi significativi come le quasi 900 perquisizioni effettuate nella struttura di Chieti. Numeri che raccontano un impegno quotidiano, spesso invisibile, ma fondamentale. Momento particolarmente toccante è stato quello della consegna degli encomi e delle lodi al personale distintosi per meriti di servizio, esempi concreti di dedizione e spirito di sacrificio. Tra i premiati il sostituto commissario coordinatore Pellegrino Gaeta, l’ispettore Rocco Verì e il sovrintendente capo Franco Codianni, protagonisti del primo sequestro di un drone in Italia.
Riconoscimenti anche per il sovrintendente Luigi Di Santo, il sovrintendente Leonardo De Troia, l’assistente capo Stefano Del Piano, l’ispettore Daniele D’Onofrio, il sovrintendente Giovanni Notarangelo e l’assistente capo Sandro Antola.

Premiati inoltre gli assistenti capo coordinatore Flavio Carlucci, Luigi Foschini, Giuseppe La Tegola, Giancarlo Marasco, Lucio Ramundo e Mario Viglione: nomi che rappresentano storie di servizio quotidiano, spesso lontane dalla ribalta, ma decisive per la sicurezza collettiva.

La cerimonia si è conclusa con l’esibizione del tenore Andrea Piazza accompagnato dal pianista Romano Silli e con un momento conviviale curato dall’istituto alberghiero di Villa Santa Maria.

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Una giornata che ha celebrato uomini e donne in divisa, ma che ha anche lanciato un messaggio preciso: il sistema penitenziario regge grazie alla dedizione del personale, ma non può più sostenersi senza interventi strutturali. Perché garantire sicurezza e dignità, dentro e fuori il carcere, non può essere lasciato solo al senso del dovere.
Ogni giorno gli agenti della Polizia Penitenziaria affrontano situazioni estreme: aggressioni, risse e atti di autolesionismo che mettono a rischio la loro incolumità. Nel corso dell’ultimo anno, numerosi colleghi sono rimasti feriti nello svolgere il proprio dovere, ma la loro presenza costante e la preparazione professionale hanno permesso di salvare vite: diversi detenuti sono stati tratti in salvo da tentativi di suicidio, grazie al pronto intervento e alla sensibilità di chi conosce ogni comportamento, ogni segnale, ogni rischio all’interno delle strutture. Non solo protezione delle persone: gli agenti hanno sventato numerosi tentativi di introduzione di droga e telefonini all’interno del carcere, anche attraverso droni utilizzati dai detenuti per aggirare i controlli. Una minaccia nuova e sofisticata, fronteggiata quotidianamente da chi lavora con dedizione per garantire sicurezza e ordine negli istituti penitenziari.
Miriana Lanetta

