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Economia

Dazi Usa al 15%: l’Abruzzo rischia grosso, allarme di Confartigianato

29/07/2025 - Redazione AbruzzoinVideo
Dazi Usa al 15%: l’Abruzzo rischia grosso, allarme di Confartigianato

L’Aquila è tra le province italiane più esposte. Le misure protezionistiche colpiscono l’export e mettono in difficoltà migliaia di micro e piccole imprese. Saraullo: “Servono politiche industriali Ue per rilanciare la competitività”

I dazi statunitensi al 15% non saranno un colpo indolore per le imprese abruzzesi. A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Chieti L’Aquila, che rilancia le preoccupazioni già espresse a livello nazionale dalla Confederazione, illustrando numeri precisi sull’impatto che le nuove misure avranno sull’economia del territorio, in particolare su due delle province più produttive: Chieti e L’Aquila.

Sebbene l’accordo con gli Stati Uniti ponga fine a mesi di incertezza commerciale, il rischio di una contrazione dell’export è più che concreto. Gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di sbocco per i prodotti italiani, dopo la Germania. Dei 64 miliardi di euro di esportazioni verso gli USA nel 2024, ben 1,6 miliardi provengono dall’Abruzzo, pari al 2,5% del totale nazionale: l’1,8% arriva dalla provincia dell’Aquila e lo 0,5% da quella di Chieti. Secondo il Centro studi di Confartigianato, la provincia dell’Aquila ha un grado di esposizione sul mercato statunitense – calcolato come rapporto tra export manifatturiero e valore aggiunto – del 15,1%, il terzo valore più alto a livello nazionale. Un dato che evidenzia la fortissima dipendenza del territorio dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Per confronto, la media italiana si ferma al 3,6%, mentre la provincia di Chieti registra un più contenuto ma comunque significativo 2,9% (46ª posizione in Italia).

A livello regionale, l’Abruzzo si colloca al quarto posto tra le regioni più esposte, dopo Toscana, Emilia-Romagna e Friuli Venezia Giulia, con un grado di esposizione pari al 5%. Nel 2024 l’Abruzzo ha registrato un export verso gli USA pari a 1.619 milioni di euro, in crescita del +9,9% rispetto al 2023. La provincia di Chieti ha fatto registrare una crescita del +46,1% (291 milioni di euro), mentre L’Aquila, con 1.132 milioni di euro, ha segnato un aumento del +9%. Tuttavia, proprio questa crescita espone le imprese abruzzesi – soprattutto quelle più piccole – agli effetti delle nuove misure tariffarie. Le micro e piccole imprese (MPI) sono il cuore pulsante dell’economia regionale. L’export dei settori tipici delle MPI in Abruzzo vale 220 milioni di euro, pari allo 0,6% del PIL regionale, sotto la media italiana dello 0,9%. Nella provincia di Chieti il valore tocca i 101 milioni di euro (0,9%), mentre nell’Aquilano è fermo a 8 milioni (0,1%).

A sottolineare le criticità è Camillo Saraullo, presidente di Confartigianato Chieti L’Aquila: “Le misure protezionistiche non colpiscono solo le imprese esportatrici dirette, ma si propagano lungo tutte le filiere: dai fornitori ai subfornitori, con impatti pesantissimi sull’intero sistema produttivo delle PMI italiane”. Secondo Saraullo, l’Unione Europea deve ora intervenire con politiche industriali coraggiose, puntando sulla riduzione del costo dell’energia e su misure strutturali per rilanciare la competitività del sistema economico. “Oggi le imprese italiane – ha aggiunto – pagano l’energia il 28% in più rispetto alla media europea, anche a causa della pesante tassazione sulle bollette. È una zavorra che frena la crescita e impedisce alle aziende di reggere la concorrenza globale”.

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