Mercoledì 18 Febbraio 2026

Ecologia e Ambiente

Ibis eremita impallinato a Penne, Stazione Ornitologica Abruzzese: il bracconaggio minaccia una specie salvata dall’estinzione

22/01/2026 - Redazione AbruzzoinVideo
Ibis eremita impallinato a Penne, Stazione Ornitologica Abruzzese: il bracconaggio minaccia una specie salvata dall’estinzione

Foto di Sandro Barile

Colpito un esemplare proveniente da Salisburgo. Dopo vent’anni di progetti europei, la caccia illegale continua a vanificare la reintroduzione. In Abruzzo controlli e tutele ancora insufficienti

Era sopravvissuto all’estinzione, non alla doppietta di un bracconiere. Un rarissimo Ibis eremita, specie simbolo dei programmi europei di reintroduzione faunistica, è stato impallinato nei pressi di Penne, in provincia di Pescara.

Un episodio che riaccende i riflettori su un fenomeno tutt’altro che marginale: il bracconaggio illegale, ancora diffuso e spesso impunito. A farlo con una nota è la Stazione Ornitologica Abruzzeseche spiega come le recenti osservazioni di due Ibis eremita in Abruzzo, dopo quelle documentate il 23 agosto 2023 a Scanno, avevano confermato il passaggio della specie anche sul territorio regionale. Un segnale positivo, frutto di oltre vent’anni di lavoro e di investimenti milionari, culminati nel progetto europeo LIFE Northern Bald Ibis & Waldrappteam Conservation and Research, che ha consentito la graduale reintroduzione della specie in Europa dopo il suo sterminio a opera della caccia. Nonostante il lungo percorso di recupero, la caccia illegale resta oggi la principale minaccia per l’Ibis eremita.

Negli ultimi anni sono stati documentati abbattimenti in Lombardia, Toscana e Veneto, episodi che rischiano di compromettere l’intero progetto europeo. Non a caso, i referenti austriaci del programma hanno chiesto un intervento deciso dello Stato italiano durante un recente incontro istituzionale tenutosi in Parlamento, alla presenza del vicepresidente della Camera dei Deputati. Il caso abruzzese si inserisce in questo quadro allarmante. L’Ibis colpito a Penne proveniva da Salisburgo ed era dotato di trasmettitore satellitare, elemento che ha consentito di ricostruire con precisione quanto accaduto. Un dettaglio che rende l’episodio ancora più grave: senza il GPS, l’abbattimento sarebbe probabilmente passato sotto silenzio, come accade per migliaia di animali uccisi illegalmente e mai rinvenuti. Pochi giorni prima dell’episodio, i Carabinieri Forestali avevano diffuso un comunicato stampa per informare che gli esemplari di Ibis eremita presenti sul territorio erano costantemente monitorati proprio per garantirne la sopravvivenza. Un avviso che, evidentemente, non ha avuto alcun effetto deterrente: è bastata una momentanea assenza dei controlli per consentire l’azione del bracconiere. Resta ora l’incertezza sulle condizioni dell’esemplare ferito e la speranza che l’altro Ibis osservato in Abruzzo possa sopravvivere, confidando – amaramente – nel senso di responsabilità di chi, nel mondo venatorio, potrebbe denunciare il collega che ha sparato. Il caso dell’Ibis eremita non è isolato. In Abruzzo il bracconaggio colpisce anche specie iconiche e monitorate come l’Orso bruno marsicano. L’associazione Salviamo l’Orso ha recentemente denunciato la “scomparsa misteriosa” di almeno tre individui adulti, mentre per gli orsi uccisi e ritrovati morti non risulta, ad oggi, una sola condanna definitiva. Un dato che racconta un sistema di vigilanza fragile e una risposta giudiziaria spesso inefficace, in cui la tutela della fauna è affidata in larga parte al lavoro volontario delle associazioni, senza un ruolo strutturato e incisivo della Regione Abruzzo, soprattutto nel recupero degli animali feriti e nella conoscenza reale del patrimonio faunistico. L’Ibis eremita impallinato a Penne è molto più di un singolo episodio di cronaca: è il simbolo di un bracconaggio fuori controllo, capace di vanificare decenni di ricerca, investimenti pubblici e cooperazione internazionale. Un atto vile che impone una riflessione seria sulle responsabilità istituzionali, sulla necessità di controlli costanti e sull’urgenza di una reale volontà politica di difendere la fauna selvatica. Perché senza una svolta concreta, anche le specie salvate dall’estinzione rischiano di non avere futuro. E l’Abruzzo, terra che si proclama “verde d’Europa”, continua a fare i conti con una realtà ben diversa.

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