Tra conferme strategiche e profonde nubi all'orizzonte. È un quadro a doppia velocità quello emerso dall'incontro nazionale con i vertici di Stellantis, che riaccende i riflettori sul futuro occupazionale e produttivo di due stabilimenti chiave per l'economia del Mezzogiorno: Atessa (Chieti) e Termoli (Campobasso). A tracciare la linea della fermezza sindacale è il segretario generale della Fim Cisl Abruzzo Molise, Amedeo Nanni, che chiede risposte immediate all'azienda, al Governo e all'Unione Europea.
La nota positiva riguarda la Val di Sangro. Il tavolo ha infatti confermato per lo stabilimento di Atessa gli investimenti destinati alla produzione dei veicoli commerciali elettrici (e-van). Una scelta importante che riconosce il valore strategico del sito abruzzese e l'alto livello di professionalità espresso in questi anni, elementi che hanno reso la fabbrica uno dei principali poli europei del settore.
Tuttavia, questo passo in avanti non basta a dissipare le preoccupazioni. Sul fronte dei veicoli commerciali leggeri tradizionali, l'azienda mantiene una posizione attendista, legata alle future evoluzioni del quadro normativo. «Una condizione — avverte Nanni — che rischia di scaricare sui lavoratori e sui territori il prezzo delle incertezze del mercato e delle scelte industriali. Atessa non può permettersi una riduzione dei volumi produttivi né un progressivo indebolimento della propria centralità. La transizione ecologica non può tradursi in una perdita di lavoro e competitività per il nostro Paese».
Ben più drammatica appare la situazione in Molise. Lo stabilimento di Termoli rappresenta oggi una delle vertenze industriali più delicate e urgenti di tutto il Sud Italia. Negli ultimi anni le scelte di Stellantis hanno portato al progressivo superamento di produzioni storiche, come il motore Fire, e al ridimensionamento delle attività legate ai cambi. Tutto questo sulla scorta della promessa di una Gigafactory (per la produzione di batterie) che avrebbe dovuto garantire il rilancio del territorio.
A oggi, però, quel progetto appare congelato e subordinato a troppe variabili esterne, come l'andamento della domanda europea di auto elettriche e l'abbassamento dei costi energetici. Nel frattempo, i volumi produttivi attuali sono stati drasticamente ridotti. «È inaccettabile che uno stabilimento strategico come Termoli venga lasciato in una sorta di limbo industriale, senza certezze e senza investimenti definiti», incalza il segretario della Fim Cisl. «Non si possono chiudere produzioni consolidate senza aver prima costruito alternative credibili e sostenibili».
Per il sindacato, la politica nazionale ed europea non può limitarsi a fare da spettatrice davanti al rischio di una progressiva desertificazione industriale. La richiesta a Stellantis è chiara: assegnare subito nuove produzioni a Termoli per saturare gli impianti e valorizzare le competenze interne. Al tempo stesso, viene sollecitato l'esecutivo ad aprire un tavolo di confronto straordinario sul futuro del sito molisano.
«Il destino di Atessa e Termoli non può essere affidato alle sole dinamiche del mercato o all’attesa di condizioni più favorevoli — conclude Amedeo Nanni —. Occorre una politica industriale vera, capace di governare la transizione e difendere il lavoro. Su questo terreno misureremo le responsabilità dell’azienda, del Governo e dell’Europa».
M.L.
