Un sistema sofisticato per frodare il fisco nel settore dei prodotti energetici, basato su manomissioni tecniche e vendite in nero. È quanto emerso dall’operazione “Red Gold”, condotta dalla Guardia di Finanza di Pescara e coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano, guidata dal procuratore capo Maurizio Maria Cerrato.
“Oro rosso”, come il gasolio per riscaldamento al centro dell’inchiesta, venduto a prezzi vantaggiosi grazie a un meccanismo illecito: secondo gli investigatori, il prodotto veniva sottratto durante l’erogazione attraverso la manomissione dei dispositivi “contalitri” installati sugli automezzi della ditta, pur in presenza di documentazione formalmente regolare.
I quantitativi così ottenuti alimentavano poi un circuito parallelo di vendita “in nero” presso distributori locali, dove venivano miscelati con gasolio per autotrazione. Un sistema che consentiva un doppio vantaggio illecito: evasione fiscale sui ricavi e mancato pagamento delle accise, sfruttando “la differenza di aliquota applicata sul prodotto ad uso riscaldamento, notevolmente inferiore rispetto a quello per autotrazione”.
Al centro dell’indagine un imprenditore marsicano, definito un “fantasma” per il fisco italiano perché formalmente residente in Svizzera. Con lui, altre 14 persone indagate tra le province dell’Aquila, Pescara, Milano e Roma.
L’operazione ha impegnato circa 50 finanzieri, con perquisizioni domiciliari e aziendali supportate da unità cinofile e dai militari dello S.C.I.C.O., specializzati nel rintracciare beni nascosti anche con tecnologie avanzate.
Imponente il bilancio dei sequestri: quattro auto di lusso – tra cui una Ferrari Roma, una Ferrari Purosangue, una Porsche Macan e un’Audi RS6 – per un valore complessivo di circa un milione di euro, oltre a orologi di pregio (Rolex, Audemars Piguet, Breguet), 41mila euro in contanti e quattro mezzi aziendali con i misuratori alterati.
Il materiale sequestrato rappresenta anche una garanzia per coprire, almeno in parte, il debito con l’Erario, già stimato in circa 10 milioni di euro.
Nei confronti degli indagati sono state ipotizzate, a vario titolo, associazione per delinquere, frode nelle pubbliche forniture, sottrazione al pagamento delle accise, ricettazione, omessa dichiarazione e autoriciclaggio.
L’operazione si inserisce nel più ampio impegno della Guardia di Finanza contro la criminalità economico-finanziaria in un settore, quello dei prodotti energetici, sempre più “appetibile nell’attuale congiuntura geopolitica”. Il comandante provinciale di Pescara, colonnello Bartolomeo Scalabrino, sottolinea la complessità dell’indagine e l’importanza del contrasto a fenomeni che alterano il mercato e danneggiano le casse dello Stato.
