In una nota, il circolo cittadino del partito sottolinea come la panchina non rappresenti “un simbolo di parte né un messaggio ideologico”, ma un luogo della Memoria dedicato alle vittime delle foibe e agli esuli istriani, giuliani e dalmati, italiani perseguitati, uccisi o costretti all’esilio nel secondo dopoguerra. Deturparla, secondo Fratelli d’Italia, significa offendere non solo la storia nazionale, ma anche la memoria di una famiglia di Lanciano e il dolore di migliaia di connazionali.
“La Memoria non ha colore politico – si legge nella nota – ed è patrimonio comune, fondamento della coscienza civile e democratica di un Paese maturo”. Da qui l’auspicio che anche le forze politiche del centrosinistra condannino il gesto “senza indugio e senza ambiguità”, nel rispetto istituzionale che deve prevalere quando si affrontano tragedie storiche e lutti collettivi.
Rivolgendosi agli autori dell’atto vandalico, Fratelli d’Italia lancia un invito diretto: “Studiare la storia, i fatti e le pagine più dolorose del Novecento”, ribadendo che “l’ignoranza genera odio, mentre la conoscenza costruisce rispetto”.
Il partito assicura infine che continuerà a difendere i luoghi e i simboli della Memoria, nella convinzione che ricordare non significhi dividere, ma rendere giustizia alla verità e rafforzare l’unità della comunità. “Lanciano – conclude la nota – non merita l’odio. Merita rispetto, consapevolezza e Memoria”.
