Sabato 04 Dicembre 2021

Cronaca

Coronavirus, no Vax alla Basilica della Madonna dei sette dolori a Pescara, perquisizioni per sei indagati

12/10/2021 - Redazione AbruzzoinVideo
Coronavirus, no Vax alla Basilica della Madonna dei sette dolori a Pescara, perquisizioni per sei indagati

Sequestrati telefoni cellulari ed altro materiale informatico.

Gli agenti della Polizia di Stato di Pescara hanno dato esecuzione al decreto con cui la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pescara ha disposto la perquisizione nei confronti di sei persone, tutte sottoposte ad indagine per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni aggravate, oltraggio, commessi in concorso con un 40enne pescarese, arrestato in  flagranza il 26 settembre a Pescara.

La vicenda, balzata alle cronache nazionali, è avvenuta nella Basilica della Madonna dei Sette Dolori a Pescara dove durante la messa, intorno  alle 21, si erano verificati  momenti di forte tensione, a causa di alcuni partecipanti alla funzione religiosa, che si erano dimostrati contrari alle regole fissate per evitare i contagi, e quindi contrari ad indossare la mascherina, l'avevano tolta ed avevano provato, con modi prepotenti, a far valere le proprie ragioni di fronte a molte altre persone che invece stavano rispettando le norme. Il gruppetto avrebbe aggredito verbalmente tutti i presenti , definendoli «schiavi del popolo» e  urlando "morirete tutti".

All'uscita dalla chiesa ad ettenderli avevano trovato le Volanti della Polizia, allertata dalla vigilanza, che ha proceduto all'identificazione di coloro che platealmente si erano sfilati la mascherina durante al messa. Il 40enne tratto in arresto aveva tentato di sottrarsi al controllo degli agenti, dimenandosi e tirando calci ai poliziotti. All'azione di resistenza, a causa della quale erano rimasti feriti due agenti, avrebbero partecipato anche altri componenti del gruppo, tra i quali le sei persone destinatarie del decreto di perquisizione eseguito oggi dalla Digos di Pescara, in collaborazione con quella Chieti. Quattro degli indagati risiedono a Chieti e provincia, mentre altri due sono residenti nel capoluogo adriatico. Sono stati  posto sotto sequestro telefoni cellulari ed altro materiale informatico ritenuto di interesse investigativo.

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