Scattano gli arresti domiciliari per i tre uomini ritenuti responsabili della violenta aggressione ai danni di Riccardo Zappone, il 29enne di Pescara, che viveva a San Giovanni Teatino, morto il 3 giugno 2025.
Il giovane decedette in ospedale dopo aver accusato un malore nei locali della Questura, dove era stato condotto per essersi opposto a un intervento delle forze dell’ordine. Il provvedimento è diventato esecutivo dopo che la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dagli indagati contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame dell’Aquila, che aveva già disposto la misura cautelare. L’esecuzione degli arresti domiciliari è avvenuta nel pomeriggio di ieri.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, circa un’ora prima dell’intervento della polizia, Riccardo Zappone avrebbe assunto un’ingente quantità di droga e sarebbe stato brutalmente picchiato in strada dai tre indagati, uno dei quali armato di bastone, sotto gli occhi di passanti e automobilisti. Le indagini, condotte dalla Questura con il supporto di testimonianze dirette e dell’analisi delle immagini di numerosi sistemi di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire nel dettaglio le ultime ore di vita del giovane. Durante l’intervento successivo delle forze dell’ordine, gli agenti furono costretti a utilizzare il taser. In un primo momento si ipotizzò che l’uso del dispositivo potesse aver contribuito al decesso, ipotesi successivamente esclusa dagli accertamenti medico-legali.
Gli esiti definitivi dell’autopsia hanno infatti stabilito che la morte di Riccardo Zappone è stata causata da una “intossicazione acuta da cocaina”, escludendo altre cause, compreso il trauma toracico inizialmente emerso nelle prime fasi dell’esame. La Procura aveva inizialmente chiesto una misura cautelare per il reato di omicidio preterintenzionale o, in alternativa, per lesioni personali gravi, richiesta rigettata dal Gip.
Il pubblico ministero aveva quindi presentato appello al Tribunale del Riesame, che ha disposto gli arresti domiciliari per i tre indagati, misura rimasta sospesa fino alla pronuncia della Cassazione. Per i tre uomini, allo stato, l’accusa è di lesioni gravi. La Questura ha inoltre diffuso un video che documenta i momenti concitati dell’aggressione, elemento ritenuto centrale nella ricostruzione dell’episodio. (fonte Ansa)
