Media DENUNCIA DEL CO.S.P.: ENNESIMA AGGRESSIONE NEL CARCERE DI LANCIANO, GLI AGENTI OBBLIGATI A TURNI MASSACRANTI

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Il 30 agosto scorso un assistente capo della polizia penitenziaria è stato selvaggiamente aggredito da un detenuto di nazionalità italiana, peraltro non nuovo a episodi di intemperanza e di violenza nei confronti del personale addetto alla sicurezza. L’episodio è avvenuto nel carcere di Lanciano. La vittima ha dovuto far ricorso alle cure dei sanitari del nosocomio della cittadina abruzzese a seguito delle lesioni riportate durante la colluttazione. Il segretario nazionale del sindacato autonomo Co.s.p. Domenico Mastrulli, intervenendo sull’accaduto ha sottolineato “il preoccupante aumento di episodi di violenza in concomitanza con l’apertura del nuovo reparto detentivo e l’arrivo di nuovi reclusi il cui numero all’interno della casa circondariale sarebbe non più tollerabile rispetto all’organico esistente”. Il sindacato autonomo unitamente alle altre sigle sindacali aveva contestato l’apertura della nuova sezione detentiva ai vertici del PRAP di Lazio, Abruzzo e Molise. “Nel carcere di Lanciano – dichiara Mastrulli – all’appello mancano quasi un centinaio di agenti di polizia penitenziaria. Abbiamo chiesto più volte la dotazione di nuove unità al fine di garantire maggior sicurezza, ma nonostante le nostre sollecitazioni non è accaduto nulla. Il personale in servizio nel penitenziario di Lanciano vive in una totale sensazione di abbandono e di disinteresse da parte dell'autorità. Gli agenti affrontano turni massacranti obbligati a ricoprire più postazioni contemporaneamente”. L'auspicio sarebbe quello di rientrare nei compiti istituzionali previsti dall'ex art. 5 della Legge di Riforma n. 395/1990 piuttosto che eseguire volontà dirigenziali che non rispettano le mansioni previste dai nostri regolamenti. La segreteria nazionale del Co.s.p., insieme con i rappresentanti regionali e provinciali del sindacato nell'esprimere piena solidarietà al poliziotto ferito chiedono segnali di maggior concretezza dai vertici dell’amministrazione penitenziaria.

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